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Bruxismo sintomi e cause

La gestione comportamentale del bruxismo

Bruxismo

La gestione comportamentale del bruxismo ci aiuta a comprendere meglio come affrontare il legame tra le tensioni psico-emozionali e quelle muscolari.

Il Prof. Daniele Manfredini, uno dei massimi esperti mondiali della materia e coordinatore del team internazionale che sta lavorando alle nuove definizioni di bruxismo in seno alla International Association for Dental Research, ed il Prof. Alessandro Bracci, altro importante ricercatore italiano membro del suddetto team, hanno pubblicato numerosi articoli proprio su questo argomento e l’articolo che segue è largamente tratto proprio dai loro lavori più recenti.

Cos’è il bruxismo

Prima di parlare di gestione comportamentale del bruxismo occorre capire cos’è il bruxismo.

Oggi, la definizione più corretta scientificamente, parla di un’attività dei muscoli masticatori al di fuori dei normali atti di masticazione e fonazione.

Quindi il bruxismo non è soltanto digrignare i denti, ma è molto, molto di più!

Inquadrare il bruxismo come attività muscolare è di fondamentale importanza per comprenderne le cause ed impostare una corretta gestione.

Il bruxismo è un fenomeno molto complesso che si può manifestare in differenti aspetti e che in molti pazienti, può rappresentare una risposta agli stress emotivi. Proprio per quest’ultimo motivo una recente ricerca condotta da alcuni studiosi italiani per conto dell’Associazione Gruppo di Studio Italiano Dolore Orofacciale e Disordini Temporomandibolari (GSID) e pubblicata sulla prestigiosa rivista Cranio, ne ha descritto un aumento esponenziale in questa epoca pandemica da Covid-19.

Quando si manifesta e quali sono le cause?

Per prima cosa dobbiamo sapere che esistono due manifestazioni in relazione al ritmo sonno-veglia: il bruxismo del sonno ed il bruxismo della veglia che hanno caratteristiche diverse e che necessitano di differenti approcci.

Sulla base delle attuali conoscenze, il bruxismo del sonno può avere molteplici cause ed essere associato a vari fattori e condizioni cliniche, come le apnee notturne, il reflusso gastrico, l’utilizzo di alcuni farmaci, alcune malattie neurologiche, oltre che, naturalmente, ai fattori psico-emozionali.

Il bruxismo della veglia, cioè quello che si manifesta mentre il soggetto è sveglio, ha come causa principale le condizioni psico-emozionali, che possono essere molteplici: ansia, stress, paure, preoccupazioni, così come gli stati emozionali più interiori legati alla rabbia, rancore, risentimento ecc. fattori ad oggi ancora tutti da approfondire. 

Importante sottolineare che la forma della dentatura non ha alcun ruolo nella genesi del bruxismo.

In base alle caratteristiche individuali, il soggetto può manifestare solo il bruxismo del sonno, solo quello della veglia oppure entrambi.

Per questo motivo un’attenta valutazione da parte di un dentista esperto in bruxismo è pressoché indispensabile per poterlo valutare e trattare correttamente.

Il bruxismo e l’attività muscolare

Con gli studi più recenti, è stato compreso che l’attenzione va spostata dai fattori “periferici” (i denti o la malocclusione dentale) ai fattori “centrali”, i così detti fattori bio-psicosociali. (Per approfondire clicca quì)

Una volta infatti si credeva che fossero i denti la causa del bruxismo e che fosse necessario correggere l’occlusione dentale per “curare” il bruxismo: oggi sappiamo molto bene che i denti sono le vittime del bruxismo e non la causa.

Intervenire sulla dentatura, non solo non avrà alcun beneficio sul bruxismo, ma esporrà il paziente a cure costose e purtroppo irreversibili, quindi sempre da sconsigliare!

La vera sfida oggi è gestire il binomio mente/muscoli, le tensioni psico-emozionali del paziente che generano e sostengono le tensioni muscolari tipiche di alcune forme di bruxismo e spesso responsabili dei dolori ai muscoli del volto ed alle articolazioni della mandibola.

Psiche e tensione muscolare

Le persone che manifestano soprattutto il bruxismo della veglia, hanno l’attitudine ricorrente di scaricare sui muscoli del viso, e soprattutto su quelli masticatori, molte delle proprie tensione emotive.

Con il passare del tempo, il sovraccarico legato al lavoro muscolare può diventare sintomatico manifestando segni di affaticamento, tensioni o contratture che possono, in alcuni casi, ridurre o impedire i normali movimenti di apertura e chiusura della bocca, fino a bloccarla.

Il dolore o l’indolenzimento muscolare è un altro sintomo comune che può sopraggiungere con il tempo, alcune volte associato anche al dolore alle articolazioni temporomandibolari (ATM), le articolazioni che fanno aprire e chiudere la bocca. (Per approfondire clicca quì)

Per questa ragione l’attenzione va concentrata sulla gestione di queste tensioni prima che i sintomi diventino troppo importanti: per prima cosa, il soggetto deve imparare a riconoscere queste tensioni (aspetto cognitivo) e poi deve imparare a gestirle (aspetto comportamentale) modificando le abitudini errate.

Bruxismo e consapevolezza

La valutazione e la gestione del bruxismo sono quindi, in prima battuta, un atto di autoconsapevolezza della propria condizione di tensione emozionale e muscolare.

Per far questo oggi la tecnologia ci viene in soccorso tramite l’utilizzo dei comuni telefonini che ormai tutti possediamo.

E’ stata infatti sviluppata un’applicazione per smartphone (BruxApp Cloud) che, grazie a ripetuti alerts durante la giornata, attiva la consapevolezza del bruxismo aiutando il soggetto nel processo di valutazione e rieducazione alla condizione di riposo della mandibola e dei muscoli ad essa collegati. 

Tramite un test di alcuni giorni, la App è in grado di fornire una prima valutazione del bruxismo della veglia e comprendere il livello di tensione psico-emozionale collegato alle tensioni muscolari. Il tutto semplicemente usando una App, orgoglio di una piccola startup tutta italiana, che è diventata strumento utilizzato da migliaia di dentisti per i propri pazienti e da molte Università nel mondo per condurre ricerche nel campo del bruxismo con già una decina di pubblicazioni scientifiche all’attivo. 

A seconda dell’esito del test, che deve comunque essere prescritto ed interpretato da un professionista del settore, il paziente può intraprendere i processi di rieducazione cognitivo-comportamentale, cioè quei processi che conducono il paziente a riconoscere e recuperare la propria condizione di riposo funzionale e di benessere muscolare. 

Questi processi devono favorire il rilassamento psico-emozionale del paziente e sono diversi da persona a persona, per cui non è possibile dare un’indicazione terapeutica identica per tutti. 

C’è infatti chi trae beneficio dalla meditazione, chi ha bisogno di fare un intenso esercizio fisico per scaricarsi e chi, al contrario, ha bisogno di lavorare sulla respirazione per calmarsi, c’è chi necessita di un supporto psicologico professionale e chi invece ha semplicemente bisogno di andare un po’ in vacanza!

Il bruxismo del sonno

Diverso invece è il discorso riguardante il bruxismo del sonno, nel quale vengono utilizzati i cosiddetti “bite”. L’uso di questo dispositivo intra-orale può risultare utile nelle prime fasi di gestione di un paziente che ha dolore muscolare o articolare o quando c’è necessità di proteggere la dentatura.

La sua prescrizione però deve essere eseguita a seguito di un’attenta valutazione del dentista esperto in bruxismo perché, in alcuni casi, può essere controindicato, come ad esempio nei pazienti con apnee notturne dato che può aggravare gli episodi apnoici (cioè di sospensione del respiro).

Inoltre, è importante sapere che Il bite non è in grado di “disinnescare” il loop tra la tensione psico-emozionale e la tensione muscolare: in pratica, il paziente continuerà a serrare o a digrignare i denti anche con il bite, ma limitando le conseguenze sui denti, muscoli e articolazioni temporomandibolari.

Per questo motivo è necessario agire, anche in questi casi, sulla sfera psico-emotiva per favorire tutte quelle condizioni atte a sganciare le dinamiche emozionali nelle fasi precedenti l’addormentamento. 

Molti studi ormai chiariscono questi aspetti, come per esempio il meccanismo del “carry-over”, cioè la capacità del soggetto di trasferire i suoi stati d’ansia anche nel sonno.

Stiamo quindi parlando di “igiene del sonno”, cioè di tutte  le strategie che possono essere utilizzate per aiutare il paziente ad avere un sonno riposato e ristoratore e di tutte quelle tecniche, rituali o comportamenti  che possono essere messe in atto prima di addormentarsi.

Tra queste ricordiamo di dormire un numero sufficiente di ore mantenendo, se possibile, gli stessi orari, di consumare una cena non troppo pesante, di limitarsi nel consumo di alcolici e di tabacco, di preferire luci calde e soffuse e limitando l’uso di dispositivi elettronici. Infine è possibile praticare qualche esercizio di respirazione o di stretching prima di coricarsi.

Ultimo consiglio è quello di affidarsi a professionisti esperti, affiliati alla Associazione di riferimento, che in Italia è il GSID, facendo molta attenzione a ciò che si può leggere ormai ovunque: troppe sono le informazioni che, oltre ad essere prive di fondamento, possono generare nei pazienti una grande confusione  indirizzandoli verso terapie inutili o addirittura dannose.

Fonti

  • Bruxism: a summary of current knowledge on aetiology, assessment and management. Oral Surgery 13 (2020) 358-370. D. Manfredini, A. Colonna, A. Bracci, F. Lobbezoo.
  • Towards a Standardized Tool for the Assessment of Bruxism (STAB) – Overview and general remarks of a multidimensional bruxism evaluation system. Journal of Oral Rehabilitation, May 2020. Daniele Manfredini, Jari Ahlberg, Ghizlane Aarab, Alessandro Bracci et al.
  • Influence of psychological symptoms on home-recorded sleep-time masticatory muscle activity in healthy subjects. Journal of Oral Rehabilitation 2011 38; 902–911 – doi: 10.1111/j.1365-2842.2011.02226.x  – D. Manfredini, A. Fabbri , R. Peretta, L. Guarda-Nardini, F. Lobbezoo 
  • Assessment of Anxiety and Coping Features in Bruxers: A Portable Electromyographic and Electrocardiographic Study. Journal of Oral & Facial Pain and Headache – Volume 30, Number 3, 2016 – D. Manfredini, A. Arreghini, L. Lombardo, A. Visentin, S. Cerea, T. Castroflorio, G. Siciliani
  • Ecological Momentary Assessment and Intervention Principles for the Study of Awake Bruxism Behaviors, Part 1: General Principles and Preliminary Data on Healthy Young Italian Adults.  Front. Neurol., 01 March 2019. A. Zani,  F. Lobbezoo, A. Bracci, J. Ahlberg, D. Manfredini.
  • Frequency of awake bruxism behaviours in the natural environment. A 7-day, multiple-point observation of real-time report in healthy young adults. J Oral Rehabil. 2018;00:1–7. – DOI: 10.1111/joor.12627 – A. Bracci, G. Djukic, L. Favero, L. Salmaso, L. Guarda-Nardini, D. Manfredini
  • Smartphone-based evaluation of awake bruxism behaviours in a sample of healthy young adults: findings from two University centres. J Oral Rehabil. 2021;00:1–7. – DOI: 10.1111/joor.13212 – A.Zani, F. Lobbezoo, A. Bracci, G. Djukic, L. Guarda-Nardini, R. Favero, M. Ferrari, G. Aarab, D. Manfredini
Odontoiatra - Gnatologa
Laureata in Odontoiatria nel 2007 a pieni voti a Milano, si occupa di Bruxismo sin dall’Università.
Collabora con il Reparto di Gnatologia dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano dal 2008 ed effettua consulenze esclusivamente in ambito gnatologico presso diverse realtà lombarde. Perfezionata in Dolore Cefalico dopo aver frequentato per due anni il Reparto Cefalee dell'Istituto Neurologico. Carlo Besta di Milano. Consigliera dell'Ordine dei Medici di Milano per il triennio 2014-2017, ha promosso diverse iniziative relative alla promozione degli stili di vita, concentrandosi soprattutto sulla lotta al fumo di sigaretta con un’iniziativa in collaborazione di Fondazione Veronesi. Socia del GSID. Da ottobre 2020 è la coordinatrice scientifica di https://ilbruxismo.it/

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