Apparecchio ortodontico: come mantenere un bel sorriso nel tempo

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Apparecchio e denti, l’importanza del mantenimento

L’apparecchio ortodontico è molto diverso rispetto al passato: innovazioni tecniche e nuove conoscenze permettono di spostare i denti più rapidamente, in maniera predicibile e con un occhio all’estetica – pensiamo agli allineatori trasparenti che il paziente mette e toglie autonomamente, o ai brackets – le ben note “stelline” – in ceramica bianca invece che in metallo.

Ciò che però non cambia è la biologia: per allineare i denti serve tempo e, una volta che questi hanno raggiunto la posizione desiderata, devono essere mantenuti nella posizione finale.

La posizione dei nostri denti è determinata da diversi fattori:

  • la genetica,
  • l’orientamento della crescita dei nostri denti all’interno dell’osso
  • quanto spazio è presente in arcata nel momento in cui questi spuntano. 

Una volta presenti in bocca, i denti si disporranno autonomamente in una zona di “equilibrio di forze”, in una sorta di corridoio di equilibrio fra l’azione di labbra e guance, che tendono a spingere i denti verso l’interno, l’azione della lingua, che al contrario li “spinge” verso l’esterno. A queste forze dobbiamo aggiungere le forze che i denti esercitano reciprocamente mentre mastichiamo, digrignamo o stringiamo i denti (tutte azioni a cui partecipano anche le forze muscolari di lingua, labbra e guance citate prima).

Quando queste forze sono in equilibrio fra loro, otteniamo una condizione di stabilità; quando invece una sovrasta le altre (pensiamo ad esempio alla spinta della lingua sui denti anteriori durante la deglutizione, la cosiddetta deglutizione atipica) i piccoli adattamenti che sono continuamente in atto nella nostra bocca vengono accelerati e i denti modificano la posizione adattandosi al nuovo equilibrio di forze. Se lo squilibrio prosegue, proseguirà anche lo spostamento dentale, con risultati ben poco desiderabili.

Tutte queste forze vengono tenute sotto controllo quando si utilizza l’apparecchio, che spinge i denti, forzandoli in una determinata posizione.

Una volta ottenuto l’allineamento dentale e il bilanciamento dell’occlusione si procede a togliere l’apparecchio. Subentra allora la fase di mantenimento dei risultati raggiunti, che viene chiamata contenzione. Infatti è fondamentale sapere che i denti tendono a tornare nella posizione in cui erano prima del trattamento ortodontico. Questo fenomeno si chiama recidiva. 

Le cause della recidiva sono sostanzialmente due: 

– le spinte muscolari che, non più controllate dall’apparecchio, tornano ad agire sui denti, cercando di riportarli nella zona di equilibrio precedente;

– il dente è ormai “abituato” a spostarsi all’interno dell’osso, che è diventato più malleabile: ci vogliono infatti molti mesi perché il dente e l’osso si stabilizzino nella nuova posizione.

Ecco perché la contenzione è così importante ed è una fase imprescindibile della terapia ortodontica stessa. 

La contenzione può essere fissa oppure mobile e viene decisa dal dentista a seconda delle esigenze.

La contenzione fissa più diffusa è lo splintaggio, cioè il filo di metallo incollato sulla superficie interna dei denti, generalmente da canino a canino. Si tratta di una soluzione molto comoda dato che il paziente si dimentica di averla, potendola tenere così per molti anni senza alcuno sforzo (se non quello dell’igiene e dei controlli routinarie per assicurarsi che sia tutto in ordine). Lo splintaggio è quasi sempre inferiore e invece  interessa più raramente i denti superiori, per ragioni di ingombro sulle superfici dentali che ne determinerebbero facilmente il distacco.

La contenzione rimovibile invece viene gestita autonomamente dal paziente, che la indosserà di notte e, specialmente nei primi mesi successivi al termine della terapia ortodontica, qualche ora durante il giorno. La contenzione rimovibile ad oggi più utilizzata  è rappresentata dalle mascherine trasparenti che ricalcano la forma dei denti. Utilizzabili sia in arcata superiore che inferiore, sono praticamente invisibili e aiutano a proteggere i denti dall’abrasione per digrignamento, dato che ricoprono la superficie dentale masticante. Questo compito può essere assolto anche dal bite, che unisce la funzione protettiva con quella di mantenimento del bilanciamento, con lo svantaggio di essere più costoso e un poco più ingombrante.

Altri dispositivi rimovibili molto efficaci sono le placche in resina colorata e fili metallici. Meno belle da vedere perché più vistose quando indossate, oltre a permettere il mantenimento della posizione dentale consentono di ottenere piccole modifiche dell’inclinazione dei denti, tramite attivazioni dei ganci metallici da parte dell’ortodontista. A differenza delle mascherine trasparenti, queste placche sono praticamente indistruttibili. Difetti? Non coprendo la superficie masticante dei denti, non proteggono dagli effetti del digrignamento.

Insomma, non esiste una contenzione migliore di un’altra, ma c’è quella più adatta per le esigenze del singolo paziente!

Paola Tessera
Paola Tessera
Odontoiatra Specialista in Ortognatodonzia, si occupa di Ortodonzia e Gnatologia. Affianca all'attività clinica la divulgazione scientifica, sua prima passione, in qualità di docente del corso per Assistenti di Studio Odontoiatrico presso la Fondazione Clerici di Lodi e di tutor presso il reparto di Ortognatodonzia dell'Università di Pavia. Esercita la libera professione presso lo Studio Tessera di Lodi e presso lo Studio ADEC di Milano.