Dai denti al rischio cardiovascolare

Dai denti al rischio cardiovascolare

La perdita di denti a partire da 50-60 anni non va per nulla sottovalutata, recenti ricerche sembrano dimostrare come possa essere una spia di problemi cardiovascolari.

Sembra infatti che perdere denti verso la mezz’età sia associato ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, al di la degli specifici parametri quali i valori di pressione sanguigna, il diabete o il colesterolo alto.

Lo studio, per ora preliminare ma già molto indicativo, è stato realizzato dalla Scuola di sanità pubblica e medicina tropicale dell’Università di Tulane di New Orleans e dalla Harvard TH Chan School of Public Health di Boston.

“I nostri risultati suggeriscono che gli adulti di mezza età che hanno perso due o più denti nel recente passato potrebbero essere a maggior rischio di malattie cardiovascolari” spiega il coautore dello studio prof. Lu Qi, professore di epidemiologia all’Università di Tulane.

Che la salute dei denti sia uno specchio della più generale salute del nostro organismo non è un concetto nuovo ma per la prima volta questo studio ha indagato la perdita dei denti che può avvenire durante la mezza età, escludendo quanto possa essersi verificato prima.

I dettagli dello studio

Nello specifico il prof Qi ed i suoi colleghi hanno studiato le associazioni tra la perdita dei denti e il successivo rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari in uomini e donne dai 45 ai 69 anni che inizialmente non avevano particolari patologie al cuore o alla circolazione.

Il progetto ha visto coinvolti 41.939 partecipanti che sono stati seguiti per più di 8 anni. Tra quelli che all’inizio dello studio avevano dai 25 ai 32 denti naturali, la perdita di due o più denti si è associata, durante gli otto anni di follow-up, a un aumento del 23% del rischio di malattie coronariche. Preventivamente i ricercatori avevano escluso l’influenza di altre variabili come la qualità della dieta, l’attività fisica, il peso corporeo, l’ipertensione e altri fattori di rischio cardiovascolare.

La perdita di un solo dente invece non è stata correlata a nessun aumento significativo del rischio cardiovascolare.

La condizione socio-economica: un elemento da non sottovalutare

“La parodontite e la gengivite conducono alla perdita dei denti e la perdita di un dente è certamente lo stadio terminale della malattia dentale” ha commentato Russell Luepker, un portavoce dell’American Heart Association che non è stato coinvolto nello studio. E’” anche importante considerare il ruolo dello status socioeconomico: a quasi tutti capita di avere carie ma il fatto di poter salvare i propri denti dipende spesso dal fatto di disporre di una buona assicurazione o comunque di potersi permettere le cure odontoiatriche”.

Fonti:
https://www.ahajournals.org/doi/abs/10.1161/circ.137.suppl_1.p219