I denti e la carenza di vitamina D

I denti e la carenza di vitamina D

Un trattamento che bisogna effettuare per ripristinare lo smalto e invertire il processo della carie è quello di remineralizzare i denti in maniera naturale, metodo che può essere effettuato attraverso l’assunzione degli integratori di calcio e vitamina D.

Purtroppo la carenza di vitamina D affligge oltre 1 miliardo di persone al mondo.  È una delle condizioni sanitarie più comuni al mondo, con importanti conseguenze per la salute generale.  

I difetti di mineralizzazione dei denti (detta anche dentina interglobulare) erano presenti già nei nostri primi antenati provenienti da alcune delle prime comunità mediorientali ed europee, ma i livelli di carenza e la gravità sembrano essere aumentati notevolmente nel tempo.

 

La ricerca: la carenza di vitamina D ha origini antiche

Nel 2016, i ricercatori dall’Università di McMaster dell’Ontario, hanno stabilito che la dentina può essere caratterizzata da uno stato permanente di carenza di vitamina D. La dentina interglobulare, a differenza delle ossa, non si ristruttura e dunque è uno strumento preciso per studiare gli aspetti evolutivi della carenza.

Attraverso le proprie ricerche e precedenti studi sulla dentina interglobulare, gli scienziati hanno stabilito che la prima prova della carenza di vitamina D proviene da Tabun e Skhul, comunità del tardo Pleistocene. Da tali reperti si ha la prova che la carenza di vitamina D non è semplicemente un problema attuale, ma ha origine antiche. Inoltre l’analisi dei denti ha rivelato, grazie ad un semplice confronto, che molte persone avevano dentina interglobulare ed i difetti aumentavano molto quanto a gravità.

 

Perché è importante questa scoperta?

«Questa circostanza è importante, perché abbiamo una prova che potrebbe finalmente rispondere a domande fondamentali sui primi spostamenti e sulle condizioni di vita delle popolazioni fornendo nuove informazioni sull’importanza della vitamina D per le popolazioni di oggi» dice Megan Brickley, antropologo della McMaster, cattedra di Bioarcheologia delle malattie umane, e principale autore dello studio.

Prima di questa scoperta, non c’era stato alcun metodo affidabile per misurare la carenza di vitamina D nel corso del tempo. Ma, attraverso la combinazione di studi di denti antichi e moderni, i ricercatori hanno dimostrato quanto questo metodo sia importante per comprendere la consistenza mondiale di tale problema.

 

Fonti:

https://www.researchgate.net/publication/317004752_Ancient_Vitamin_D_Deficiency_Long-Term_Trends

http://www.journals.uchicago.edu/doi/abs/10.1086/691683