Funzioni cognitive e bocca: il legame

Funzioni cognitive e bocca: il legame

Gli effetti acuti del chewing gum sulle prestazioni cognitive, sullo stress e sul dolore sono stati intensamente studiati nell’ultimo decennio. I risultati sono stati contraddittori.

Esaminiamo alcuni dei recenti risultati ed esploriamo possibili spiegazioni per queste discrepanze incorporando le conoscenze derivate dagli studi sulle abitudini orali e sul bruxismo. Sia lo stress che la specializzazione funzionale cerebrale (cioè il coinvolgimento di specifiche strutture cerebrali in processi cognitivi distintivi) sono ipotizzati per giocare un ruolo importante nei meccanismi fisiologici sottostanti ai diversi effetti del chewing gum su cognizione, stress e dolore.

La masticazione aumenta le attività neuronali

Un altro studio pone l’attenzione sulla masticazione che aumenta le attività neuronali in varie regioni del cervello umano. Usando la risonanza magnetica funzionale durante i cicli di masticazione ritmica e senza masticazione,è stata esaminata l’interazione tra la masticazione e l’attività cerebrale regionale in 17 soggetti (di età compresa tra 20 e 31 anni). In tutti i soggetti, la masticazione ha comportato un aumento bilaterale dei segnali dipendenti dal livello di ossigenazione del sangue (BOLD) nella corteccia sensomotoria, nella regione motoria supplementare, nell’insula, nel talamo e nel cervelletto. Inoltre, nelle prime tre regioni, il masticare una cicca moderatamente dura ha prodotto segnali più forti. Questi risultati suggeriscono che la masticazione provoca aumenti regionali nelle attività neuronali cerebrali che sono legate alla forza mordente.

Denti e rischio di demenza

Uno studio del Dipartimento di Anatomia e Neurobiologia, Chandler Medical Center dell’ Università del Kentucky, ha indagato se un basso numero di denti è specificamente correlato al declino della memoria confermando un’associazione tra un basso numero di denti e un aumentato rischio di demenza.

Il rischio di demenza potrebbe essere legato a:

1) la ridotta masticazione e l’alterata occlusione che riducono il flusso ematico cerebrale,

2) la difficoltà masticatoria che impoverisce la dieta,

3) lo stato di infiammazione cronica che, causando la perdita dei denti, può portare alla demenza,

4) la scarsa salute orale che è  lo specchio di una scarsa salute sistemica e può quindi favorire la malattia.

Le considerazioni

«Sono circa otto milioni gli anziani che sfuggono ai controlli di routine dal dentista, soprattutto per motivi di costi: in parte perché le cure odontoiatriche in Italia sono quasi completamente appannaggio del settore privato, in parte per la contrazione di redditi e pensioni», osserva Claudio Gatti, presidente della SIdP.

Fonte
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=12407087
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=26090381