I dentifrici non aiutano contro l’erosione dei denti, lo studio

I dentifrici non aiutano contro l’erosione dei denti, lo studio

Nonostante le affermazioni dei produttori, i famosi marchi di dentifrici non impediscono l’erosione dentale e non contrastano la sensibilità dei denti.

I dentifrici delle migliori marche proteggono i nostri denti? Lo studio 

Sono stati testati da un gruppo di ricercatori dell’Università di Berna in Svizzera nove dentifrici commercializzati come denti sensibili o che prevengono la carie e l’erosione.

Dai risultati è emerso che nessuno dei nove dentifrici sono sopravvissuti alle affermazioni dei loro produttori.

Peggio ancora, è stato trovato che contribuiscono alla perdita di superficie dei denti, evidente anche nei cinque giorni in cui sono stati testati i dentifrici.

I consigli: cibi naturali e attenzione alla spazzolatura 

Le persone che sono preoccupate per la sensibilità e l’erosione dei denti dovrebbero cercare di cambiare la loro dieta e mangiare più cibi naturali, dicono i ricercatori. “L’erosione dentale è multi-fattoriale, ha a che fare con la spazzolatura e, soprattutto, con la dieta: cibi e bevande sono sempre più acidi a causa della lavorazione industriale“, ha detto la ricercatrice  Samira Helena Joao-Souza.

L’uso di uno spazzolino troppo duro e abrasivo può anche danneggiare i denti, ha aggiunto.

Il bruxismo notturno e i suoi effetti dannosi sui denti

Tra le cause che possono far male ai nostri denti è inoltre da citare il bruxismo notturno.

Il bruxismo è definito come l’abitudine a digrignare i denti. Questo comportamento, nella maggior parte dei casi, si compie in modo involontario durante il sonno e quindi si parla di bruxismo notturno.

Il bruxismo agisce principalmente nel sonno, esercitando sui denti una pressione che può arrivare fino ai 45 kg/cm². Se trascurato per molto tempo, può avere effetti dannosi sia fisici che estetici. Inoltre, i disturbi del sonno collegati al bruxismo possono generare ripercussioni sul benessere psicologico e lo stile di vita di chi ne soffre.

Fonte:
https://www.nature.com/articles/s41598-017-18154-8