La risonanza magnetica delle ATM

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Afte in bocca: cause e rimedi

Il bruxismo è un fenomeno molto diffuso, che spesso comporta affaticamento muscolare e alle articolazioni temporo-mandibolari (ATM).

Queste possono essere colpite da dolore e limitazione funzionale (impossibilità a masticare o ad aprire completamente la bocca) e deformazioni artrosiche .

Nei casi più complessi è fondamentale far eseguire al paziente alcuni esami diagnostici per poter visualizzare al meglio le articolazioni e i tessuti circostanti, detti esami di “imaging”. 

Di questo argomento parliamo con Matteo Tresoldi, odontoiatra esperto in dolore oro-facciale e bruxismo.

Benvenuto Matteo, raccontaci in poche parole il tuo percorso professionale e perché parliamo proprio con te di Risonanza Magnetica.

Grazie dell’invito. Il mio interesse per pazienti che provano dolore orofacciale è iniziato prima della laurea in odontoiatria. Ai tempi ero igienista dentale e incontravo molti pazienti che non riuscivano a tenere la bocca aperta o accusavano dolori al volto. Così ho scelto il mio percorso professionale nella sfera del dolore orofacciale, grazie anche all’incoraggiamento e alla supervisione di colleghi più anziani.

Chi si occupa di questa branca spesso deve fare riferimento ad un esame che non è frequente per l’odontoiatra generico, la risonanza magnetica appunto. Come membro del GSID (Gruppo di Studio Italiano sul Dolore orofacciale) sto conducendo vari studi proprio su risonanza magnetica: uno sulla frequenza delle dislocazioni discali e sulla loro relazione con il dolore e con i segni di infiammazione, ed un altro per cercare di stabilire il punto di rotazione della mandibola. 

Quali sono gli esami di imaging principali che possono essere prescritti ai pazienti con problemi mandibolari?

Come nella medicina generale, anche per i TMDs (TemporoMandibular Disorders in inglese o Disordini Temporo-Mandibolari in italiano) è fondamentale effettuare la diagnosi differenziale. Questa è un percorso decisionale necessario per escludere patologie simili, definire la diagnosi più precisa e impostare così il corretto trattamento terapeutico.

Questo talvolta richiede esami diagnostici complementari.

Storicamente si è passati dalla classica radiografia panoramica (ancora oggi utile per una visione d’insieme della bocca, delle strutture adiacenti e una valutazione grossolana dei condili mandibolari) o altre radiografie con diverse proiezioni (come la stratigrafia) ad esami più invasivi come l’artrografia.

Negli ultimi anni gli esami necessari per la diagnosi definitiva di TMDs si possono ridurre a due.

La tomografia computerizzata (TC), spesso utilizzata per programmare estrazioni di denti del giudizio o per il posizionamento di impianti, può essere impiegata con successo per le strutture ossee dell’articolazione, utile in caso di artrosi o neoformazioni. Il limite è che non è possibile valutare i tessuti molli.

La risonanza magnetica è l’esame migliore per lo studio di strutture molli, legamenti, disco articolare, muscoli e per rilevare l’eventuale presenza di flogosi (infiammazione). Un fatto da non sottovalutare è la possibilità di ottenere informazioni importanti anche sulle strutture ossee, elemento che la rende il “gold standard” per lo studio delle ATM.

Matteo, raccontaci qualcosa in più: come funziona la risonanza magnetica? Ci si sottopone a molti raggi x?

La risonanza magnetica è un esame tuttora considerato di recente nascita, che risale intorno agli anni ‘90.

Per ottenere immagini dettagliate questa tecnica sfrutta le proprietà magnetiche di alcuni atomi che costituiscono i nostri tessuti: in medicina vengono usati gli ioni di H (idrogeno) perché sono altamente presenti nei tessuti.

La risonanza magnetica è un esame sicuro poiché NON espone il paziente a radiazioni ionizzanti (raggi x) ed è praticamente priva di rischi in quanto il campo magnetico non è dannoso per il paziente. 

Fra i vantaggi possiamo indicare l’assenza di invasività e la precisione nel diagnosticare anomalie anatomiche dei tessuti molli, come dislocazioni discali, presenza di degenerazione artrosica e presenza di infiammazione a carico dell’articolazione temporomandibolare. 

La risonanza magnetica è indicata per tutti i pazienti?

Questo esame, per quanto attendibile e largamente vantaggioso come evidenziato, non è idoneo per i pazienti claustrofobici, in quanto solitamente il paziente viene inserito all’interno di uno stretto tubo. Per questi pazienti è necessario trovare strutture con “macchinari aperti”, ancora piuttosto rari, che presentano aperture sui lati.

Inoltre non è indicata per chi presenta “componenti” metalliche all’interno del proprio corpo (portatori di pacemaker cardiaci, neurostimolatori, microinfusori, schegge metalliche, apparecchi acustici, protesi metalliche, suture metalliche o spirali intrauterine).

Come si svolge la risonanza magnetica?

La risonanza magnetica viene effettuata sia a bocca chiusa che a bocca aperta. Potrebbe essere necessario l’utilizzo di un apribocca per aiutare il paziente a restare nella posizione di massima apertura e di cuscinetti per mantenere ferma la testa del paziente.

L’esecuzione di risonanze magnetiche dell’ATM con mezzo di contrasto non è necessaria di solito. La durata della risonanza magnetica per lo studio delle ATM ha una durata di circa 20/25 minuti.

Non è necessaria alcuna particolare preparazione prima di una risonanza magnetica per lo studio delle ATM, ma potrebbe essere richiesto al paziente di rimuovere tutti gli oggetti metallici dal proprio corpo.

Medico Odontoiatra
Membro GSID (Gruppo di Studio Italiano sul Dolore orofacciale)
Master di II livello sulle cefalee
Laurea in odontoiatria
Laurea in igiene dentale