Mancanza di sonno e Alzheimer: il legame

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Mancanza di sonno e Alzheimer: il legame

Sono sempre più in aumento i casi di insonnia, sindrome da apnee ostruttive ed anche bruxismo. Una nuova ricerca ha evidenziato un loro legame anche con il il morbo d’Alzheimer. 

Il bruxismo notturno influenza la qualità del sonno

Una delle problematiche più comuni dei pazienti che soffrono di sonno disturbato è il bruxismo notturno, uno dei disturbi che più frequentemente coinvolge gli odontoiatri e per cui purtroppo ad oggi non ci sono ancora terapie risolutive.

Ciò che al momento è possibile fare è cercare di trattare i sintomi e prevenire i danni che il digrignamento dei denti durante la notte può provocare ai denti. La soluzione più diffusa è l’utilizzo di un bite che aiuta a rilassare la muscolatura temporo mandibolare e previene lo sfregamento dei denti.

Lo studio 

Con l’obiettivo di fermare il processo di Alzheimer prima che le persone sviluppino sintomi Randall J. Bateman, professore di neurologia alla Washington University School of Medicine di St. Louis e il suo team hanno approfondito come il sonno possa influenzare lo sviluppo di questa malattia.

L’ Alzheimer è collegato a due proteine ​​principali: l’amiloide e la tau. Entrambe sono normali proteine ​​del cervello che diventano dannose quando si accumulano. Le placche di amiloide compaiono per la prima volta due o più decenni prima che insorgano i sintomi cognitivi. Mentre gli “ammassi” di Tau si formano in seguito, proprio quando il danno diventa visibile nelle scansioni del cervello e le capacità cognitive iniziano a declinare.

Bateman sospettava che la tau potesse iniziare a subire cambiamenti prima della formazione di grovigli e del declino cognitivo, così, con il suo team ha studiato l’effetto del sonno sulla tau

I risultati sono stati sorprendenti: dopo una notte insonne, la tau, presente  nel liquido cerebrospinale, è aumentata dal 60% all’80% rispetto ai livelli basali. Non c’è stato un tale aumento dopo una notte di sonno normale o dopo aver dormito con l’aiuto di un farmaco.

Le modifiche della tau che stiamo vedendo in questo studio potrebbero spiegare come la privazione del sonno promuova lo sviluppo della malattia di Alzheimer”, affermano i ricercatori.

In precedenza abbiamo dimostrato che la privazione del sonno aumenta la beta-amiloide nel fluido attorno al cervello. Se qualcuno soffre di disturbi del sonno da molti anni potrebbe favorire la diffusione di forme distruttive di tau e portare a danni cerebrali e problemi cognitivi”.


Fonti:
https://source.wustl.edu/2020/03/insight-into-alzheimers-early-stages-provides-clues-to-treatment-strategies/
https://www.nature.com/articles/s41591-020-0781-z