Sbadiglio contagioso: un modo per dimostrare empatia

Sbadiglio contagioso: un modo per dimostrare empatia

Nel 1923, Sir Francis Walshe, un neurologo britannico, notò qualcosa di interessante mentre testava i riflessi dei pazienti che avevano una paralisi su un lato del corpo: quando sbadigliavano riattivavano le loro funzioni motorie, era come se, per i sei secondi della durata dello sbadiglio, i pazienti non fossero più paralizzati.

Inoltre, Walshe ha riferito che alcuni dei suoi pazienti avevano notato che  “durante uno sbadiglio, potevano flettere ed estendere più rapidamente le dita, cosa che non erano in grado di fare in qualsiasi altro momento”. 

 

Perchè sbadigliamo?

Walshe ha concluso che lo sbadiglio viene attivato da un “centro primitivo del cervello” fuori dal controllo cosciente. La capacità di sbadigliare di una persona potrebbe quindi rimanere completamente intatta, anche quando “il controllo corticale è più o meno compromesso per la muscolatura di metà corpo”. Sbadigliare, quindi, era uno dei nostri comportamenti primitivi, fondamentali.

Johanna de Vries, professoressa di ostetricia all’Università di Vrije ad Amsterdam, ha scoperto che il feto umano sbadiglia durante il suo primo trimestre nel grembo materno e sbadigliare è qualcosa che continuiamo a fare per tutta la vita. “Non decidi di sbadigliare“, ha detto Robert Provine, un neuroscienziato e autore di “Curious Behaviour: Yawning, Laughing, Hiccupping and Beyond”. “Lo fai e basta. Non possiamo sbadigliare a comando e, a volte, non possiamo impedirci di fare un grande sbadiglio, anche nei momenti più inopportuni”.

Ma se lo sbadiglio è così evolutivamente vecchio, deve fare qualcosa di importante per essere sopravvissuto.

Nel 400 a.c., Ippocrate ipotizzò che lo sbadiglio fosse in qualche modo correlato alla febbre: sbadigliamo per espellere l’aria cattiva che si è accumulata dentro i nostri corpi, facendoci ammalare, proprio come “le grandi quantità di vapore che fuoriescono dai calderoni quando l’acqua bolle”.

Solo nel 2011, lo psicologo Gordon Gallup ha sostenuto che lo sbadiglio è un meccanismo di raffreddamento per il cervello e il corpo. Ma ancora oggi, la funzione fisiologica dello sbadiglio rimane inafferrabile.

Un indizio più affidabile del motivo per cui sbadigliamo potrebbe provenire da quando lo facciamo. Di solito pensiamo allo sbadiglio come un segnale di sonnolenza o di noia. In effetti, la stanchezza e la noia provocano sbadigli ma non è in realtà correlato al sonno.

In una serie di studi condotti negli anni Ottanta e Novanta, Provine ha dimostrato che le persone sbadigliano più frequentemente quando si sentono stanche. Sono particolarmente inclini a sbadigliare nell’ora immediatamente dopo il risveglio e nell’ora prima di andare a letto.

In un esperimento, i soggetti di Provine hanno sbadigliato molto più frequentemente quando guardavano delle immagini statiche rispetto a quando guardavano video musicali.

Ma si sbadiglia anche quando abbiamo fame, una tendenza che sembriamo condividere con altri primati.

 

Lo sbadiglio da la sveglia al nostro corpo

Noia, fame, stanchezza: sono tutti stati in cui perdiamo o diminuiamo l’ attenzione. Uno sbadiglio, quindi, può servire come segnale per i nostri corpi per “ravvivare” e rimanere vigili.

Quando lo psicologo Ronald Baenninger, professore emerito alla Temple University, testò questa teoria con una serie di studi in cui i soggetti indossavano braccialetti che monitoravano la fisiologia e la frequenza di sbadigli per due settimane consecutive, scoprì che sbadigliare è più frequente quando manca la stimolazione. In realtà, a uno sbadiglio di solito seguono un movimento maggiore e un’attività fisiologica, il che suggerisce che si sia verificata una sorta di “risveglio”.

Gli atleti olimpici a volte sbadigliano prima delle loro gare; i violinisti dei concerti possono sbadigliare prima di iniziare a suonare in un concerto” sottolinea Provine.

Provine una volta aveva un membro del laboratorio che faceva parte delle forze speciali dell’esercito. Come parte della sua ricerca, ha deciso di guardare i soldati che si preparavano a saltare da un aereo per la prima volta. L’incidenza dello sbadiglio si alzò poco prima che si dirigessero verso la porta della cabina. Uno sbadiglio, sostiene Provine, può semplicemente segnalare un cambiamento dello stato fisiologico: “un modo per aiutare la nostra mente per passare da uno stato comportamentale ad un altro: da sonno a veglia, da veglia a sonno, da ansia a calma, da noia a vigilanza“.

 

Perché gli sbadigli sono così contagiosi?

Quando vediamo o sentiamo gli altri sbadigliare, anche se non si è particolarmente stanchi, annoiati, ansiosi o affamati lo facciamo anche noi: è un fenomeno noto come sbadiglio contagioso. In uno degli studi di Provine, l’88% delle persone a cui era stato chiesto di pensare a sbadigliare, hanno sbadigliato entro trenta minuti.

 

Perché gli sbadigli sono così contagiosi?

Una possibilità è che lo sbadiglio contagioso serva come mezzo per mostrare empatia. Mentre tutti i mammiferi vertebrati sperimentano lo sbadiglio spontaneo, solo gli esseri umani e i nostri parenti più stretti, gli scimpanzé, sembrano sperimentare l’effetto di contagio – un segno che potrebbe indicare un significato sociale più profondo. Inoltre, mentre lo sbadiglio spontaneo si verifica nell’utero, lo sbadiglio contagioso si sviluppa solo più tardi nella vita, così come l’empatia.

 

Sbadiglio di “famiglia”

Le prove recenti dimostrano che sbadigliamo più facilmente se vediamo qualcuno della nostra cerchia sociale (famiglia e amici) sbadigliare. In uno studio recente, Frans de Waal e Matthew Campbell hanno analizzato degli scimpanzé che guardavano una serie di video: hanno visto che gli scimpanzé hanno sbadigliato più spesso guardando i propri membri del gruppo sbadigliare.

 

Fonte:

https://www.newyorker.com/science/maria-konnikova/the-surprising-science-of-yawning